Alle donne che hanno dato voce al jazz
30 aprile – International Jazz Day
“Jazz has always been about bringing people together, breaking barriers, and inspiring creativity across cultures. International Jazz Day reminds us that music has the power to transcend borders, foster dialogue, and spark joy and hope.”
— Herbie Hancock
Ogni anno, il 30 aprile, il mondo celebra l’International Jazz Day, una ricorrenza istituita dall’UNESCO nel 2011 su iniziativa del pianista, compositore e UNESCO Goodwill Ambassador Herbie Hancock. Più che una semplice giornata dedicata a un genere musicale, l’International Jazz Day nasce con l’obiettivo di promuovere il jazz come linguaggio universale di dialogo, libertà, creatività e pace, capace di unire persone provenienti da culture, tradizioni e paesi diversi.
Da allora, concerti, masterclass, incontri, jam session e iniziative educative prendono vita ogni anno in oltre 190 Paesi, ricordandoci che il jazz continua a essere una musica viva, in continua evoluzione, capace di costruire ponti dove spesso esistono soltanto confini.
Ogni volta che arriva questa giornata mi ritrovo a sorridere.
Non penso soltanto ai grandi concerti organizzati in tutto il mondo o ai nomi più celebri della storia del jazz. Penso soprattutto alle persone che questa musica mi ha fatto incontrare negli ultimi anni: musicisti, ricercatori, insegnanti, studenti, organizzatori di festival e semplici appassionati. Penso alle conversazioni nate davanti a un caffè durante il mio lavoro di ricerca, alle jam session finite a notte fonda, agli abbracci dopo un concerto, alle amicizie costruite grazie a una passione condivisa.
È proprio questo, forse, il più grande insegnamento del jazz: la sua straordinaria capacità di mettere le persone in relazione.
Ed è anche ciò che, nel mio piccolo, cerco di fare attraverso Le Jazziste by Mary.

Photo caption: Dee Dee Bridgewater, James Carter e Gregory Porter interpretano “The In-Crowd” di Ramsey Lewis’ durante l’International Jazz Day Global Concert di Chicago — © Steve Mundinger
jazzday.com
Ma questa non è tutta la storia
Quando pensiamo alla storia del jazz, i primi nomi che ci vengono in mente sono quasi sempre gli stessi.
Louis Armstrong, che ha rivoluzionato il linguaggio dell’improvvisazione e trasformato il ruolo del solista.
Duke Ellington, compositore visionario che ha portato il jazz nelle grandi sale da concerto senza mai perdere il legame con le sue radici afroamericane.
Charlie Parker, padre del bebop e protagonista di una delle più grandi rivoluzioni musicali del Novecento.
Dizzy Gillespie, innovatore instancabile e ponte tra il jazz afroamericano e le musiche afro-cubane.
Miles Davis, capace di reinventare il jazz più volte nel corso della sua carriera.
John Coltrane, che ha trasformato l’improvvisazione in una ricerca musicale e spirituale senza precedenti.
Sono musicisti imprescindibili e senza il loro contributo il jazz non sarebbe la musica che conosciamo oggi.
Ma questa non è tutta la storia, fortunatamente!

Accanto a questi musicisti esiste un universo altrettanto straordinario, popolato da donne che hanno contribuito in modo decisivo alla storia del jazz e che, troppo spesso, continuano a occupare uno spazio marginale nei libri, nei programmi di studio e nell’immaginario collettivo.
È proprio da questa consapevolezza che è nato Le Jazziste by Mary.
Negli ultimi mesi ho avuto il privilegio di raccontare alcune delle loro storie.
Come quella di Mary Lou Williams, una delle più grandi pianiste, compositrici e arrangiatrici del Novecento. Una musicista che ha attraversato lo swing, il bebop e il jazz moderno, diventando un punto di riferimento per artisti come Dizzy Gillespie, Thelonious Monk e Bud Powell. Eppure, ancora oggi, il suo nome viene citato molto meno di quanto meriterebbe.
Ho raccontato anche Marian McPartland, straordinaria pianista inglese che non solo ha costruito una lunga carriera artistica negli Stati Uniti, ma ha contribuito a far conoscere il jazz a milioni di ascoltatori attraverso il celebre programma radiofonico Piano Jazz, diventando una delle più importanti divulgatrici di questa musica.
Poi c’è Lorez Alexandria, una delle voci più raffinate del vocal jazz. La sua eleganza interpretativa, la naturalezza con cui attraversava blues, gospel e swing e la sua incredibile musicalità continuano ancora oggi a emozionare chiunque la scopra per la prima volta.
E ancora Dottie Dodgion, batterista e cantante, che ha sfidato gli stereotipi di un’epoca in cui vedere una donna seduta dietro una batteria era quasi impensabile. Con determinazione e talento ha aperto la strada a molte musiciste delle generazioni successive.
Infine Alice Coltrane, che ha ampliato i confini del jazz intrecciandolo con spiritualità, filosofia e musiche del mondo, costruendo un linguaggio personale ancora oggi incredibilmente moderno.
Queste sono soltanto alcune delle protagoniste di Le Jazziste by Mary.
E ogni volta che mi immergo nelle loro vite mi rendo conto che il mio obiettivo non è semplicemente raccontare delle musiciste.
È contribuire, nel mio piccolo, a ricostruire una storia del jazz più completa, più inclusiva e più vicina alla realtà.
Perché non si tratta di aggiungere le donne a una storia già esistente.
Si tratta di riconoscere che quella storia è sempre stata anche la loro.

Il gruppo statunitense al femminile “Artemis”
Un progetto che continua a crescere
Negli ultimi mesi Le Jazziste by Mary è cresciuto insieme a me. È cresciuto con la mia ricerca di dottorato sulle jazziste italiane. Con i viaggi, i festival, le interviste, gli incontri e le ore trascorse ad ascoltare e scoprire la musica de le jazziste.
Ma è cresciuto anche attraverso la musica.
Perché, oltre a raccontare queste artiste, sento il bisogno di dialogare con la loro eredità anche attraverso la mia voce.
Come cantante jazz, ho scelto di rendere omaggio ad alcune di loro reinterpretando brani che amo profondamente: These Foolish Things, ispirato all’indimenticabile versione di Sarah Vaughan, ma anche I’m a Woman, Corcovado, Willow Weep for Me, Autumn in New York, Darn That Dream e altri standard che fanno parte del mio percorso musicale.
Per me, ricerca e performance non sono due mondi separati.
Sono due modi diversi, ma complementari, di ascoltare e raccontare la stessa storia.
Clicca sull’immagine qui sotto per ascoltare qualche mio omaggio cantato:





Ogni nuovo articolo, ogni nuova scoperta e ogni nuova interpretazione rappresentano, per me, un piccolo passo in questa direzione: continuare a raccontare le donne che hanno dato – e continuano a dare – voce al jazz. Queste sono le donne del jazz, Le Jazziste.
Con gentilezza e swing,
buon International Jazz Day!
Mary 🌹