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Le Jazziste by Mary returns to Bologna (di nuovo a casa), parte II

Ed eccoci qui: benvenuti alla seconda parte del mio viaggio bolognese!

Come ho capito molto presto durante il mio soggiorno, un solo capitolo non sarebbe mai bastato per celebrare tutte le straordinarie donne che rendono così viva e vibrante la scena musicale e jazzistica di questa città. Ogni concerto, ogni conversazione e ogni nuovo incontro mi hanno condotta verso un’altra artista la cui storia meritava di essere raccontata e ascoltata.

A dire il vero, probabilmente nemmeno due capitoli sarebbero sufficienti…

Ma forse è proprio questa la vera magia del jazz: sapere che ci sarà sempre un’altra straordinaria jazzista da scoprire, un’altra storia da ascoltare, un’altra connessione musicale e umana pronta a nascere.

Per questo, più che segnare la fine di questo viaggio, questo secondo capitolo rappresenta semplicemente un altro passo lungo il cammino.

E… ho la sensazione che siamo soltanto a metà strada.

Quindi… continuiamo!

Lasciate che vi presenti altre straordinarie donne che hanno reso questo viaggio indimenticabile. 🌹

Oltre i confini

Cristina Zavalloni & Chiara Pancaldi

La prima cosa che mi ha colpita incontrando Cristina Zavalloni e Chiara Pancaldi è stata vedere come incarnino due modi profondamente diversi, ma ugualmente autentici, di dare voce al jazz.

L’universo artistico di Cristina è un continuo invito all’esplorazione. Muovendosi con naturalezza tra jazz, musica contemporanea, opera, teatro e composizione, ci ricorda che la creatività cresce proprio quando troviamo il coraggio di superare le categorie. Ogni suo progetto racconta un’artista che non ha mai avuto paura di seguire la propria curiosità.

Chiara, invece, conquista con eleganza e straordinaria sensibilità. Profondamente radicata nella tradizione jazzistica, pur rimanendo sempre inconfondibilmente sé stessa, rappresenta quel raro equilibrio tra raffinatezza, autenticità e sincerità espressiva.

Incontrarle mi ha ricordato che non esiste un unico modo di essere una jazzista. Ogni percorso artistico è unico, ed è proprio questa diversità a rendere questa comunità così ricca e stimolante.

Percorsi diversi, la stessa passione

Francesca Tandoi & Eloisa Atti

Pur avendo intrapreso strade artistiche molto diverse, Francesca Tandoi ed Eloisa Atti condividono qualcosa che si percepisce immediatamente: un amore profondo per la musica e un’identità artistica inconfondibile.

Le esibizioni di Francesca uniscono virtuosismo, eleganza e uno swing coinvolgente che l’ha portata a esibirsi sui palchi di tutto il mondo. La sua musica racconta un’artista capace di coniugare raffinatezza tecnica, sensibilità e una straordinaria naturalezza comunicativa.

Eloisa ha invece costruito un percorso completamente personale, attraversando con naturalezza jazz, folk, Americana e canzone d’autore. La sua musica è intima, sincera e profondamente legata al racconto, ricordandoci che l’identità artistica è qualcosa che continuiamo a costruire nel corso della vita.

Linguaggi musicali diversi, forse. Ma la stessa passione nel condividere qualcosa di autentico.

La bellezza del dialogo

Francesca Alinovi & Beatrice Lenzini

Ci sono incontri che ci ricordano come la musica sia, prima di tutto, una conversazione.

Incontrare Francesca Alinovi e Beatrice Lenzini, le due artiste che danno vita alle Wrong Sisters, è stato uno di quei momenti. Il loro progetto attraversa con naturalezza jazz, soul, blues e altre influenze, costruendo un linguaggio musicale personale in cui convivono mondi diversi. La sensibilità jazzistica di Francesca si intreccia con il percorso artistico di Beatrice, dando vita a un dialogo autentico che ha trovato un posto speciale anche nella scena jazz bolognese, dove le Wrong Sisters sono oggi una presenza molto apprezzata nei principali festival, rassegne e stagioni concertistiche della città.

Osservarle interagire mi ha fatto pensare a uno degli aspetti che amo di più del jazz: la bellezza del dialogo. Non solo tra strumenti o tra voci, ma tra persone che scelgono di costruire qualcosa insieme.

Ponti musicali

Giovana Ceranto & Ada Flocco

Una delle cose che più ammiro di Bologna è la sua capacità di accogliere mondi musicali differenti e permettere loro di convivere e fiorire uno accanto all’altro.

Originaria del Brasile, Giovana Ceranto porta nel panorama culturale della città la ricchezza della tradizione musicale brasiliana attraverso il suo lavoro di pianista classica e interprete del repertorio brasiliano. La sua musica diventa un ponte tra luoghi, memorie e culture.

Accanto a lei, incontrare Ada Flocco, cantante di formazione jazzistica, mi ha ricordato come ogni artista contribuisca in modo unico a questa comunità. Nel suo percorso convivono ricerca, sensibilità e il desiderio di costruire una voce autoriale autentica, capace di dialogare con la tradizione senza smettere di cercare nuove direzioni. È proprio questa continua ricerca che rende una scena musicale viva e in costante evoluzione.

Insieme, mi hanno ricordato che la musica non conosce confini. Solo incontri.

Ciò che accomuna tutte queste donne non è il palco sul quale si esibiscono, il numero di album che hanno pubblicato o il riconoscimento che hanno ricevuto. È la generosità, la passione, l’ambizione, il coraggio e l’umanità con cui continuano a creare, ispirare e contribuire a rendere la comunità musicale un luogo più ricco grazie alla loro presenza.

Per troppo tempo le donne nel jazz sono rimaste sottorappresentate all’interno di un mondo musicale le cui storie e narrazioni dominanti sono state costruite principalmente attraverso prospettive maschili. Sebbene negli ultimi anni siano nate importanti iniziative volte ad aumentare la visibilità delle donne, la rappresentazione non può fermarsi ai numeri, alle percentuali, alle programmazioni dei festival o alle celebrazioni occasionali. La visibilità è soltanto l’inizio. Il riconoscimento viene dopo.

Siamo diventati molto bravi a contare le donne, ma stiamo ancora imparando ad ascoltarle davvero.

È qui che nasce Le Jazziste by Mary.

Non come un archivio, un database o un articolo di giornale. Ma come una casa per storie vere, storie di donne, storie legate da un solo meraviglioso genere musicale, pur spaziando tra i generi, che meritano di essere ricordate.

La mia ambizione non è semplicemente rendere le donne più visibili, ma renderle memorabili. Non celebro queste artiste perché sono donne; le celebro perché sono artiste straordinarie, le cui storie meritano di essere raccontate con la stessa profondità, la stessa cura, la stessa curiosità e la stessa dignità narrativa che la storia del jazz ha riservato per così tanto tempo ad altri.

Voglio andare oltre le statistiche e una rappresentazione puramente simbolica. Voglio raccontare ogni artista non come una quota o una categoria, ma come un essere umano nella sua interezza: con il proprio linguaggio artistico, i propri dubbi, il proprio coraggio, le proprie contraddizioni, i propri sogni e il proprio modo di abitare la musica.

Voglio creare uno spazio in cui ogni storia possa respirare, in cui ogni voce artistica possa essere ascoltata nella sua complessità e in cui la memoria diventi un atto di riconoscimento.

È questa la cosa più radicale (permettetemi questo termine!) che questo progetto possa fare: rallentare in un mondo che continua a contare (e correre), ascoltare in un mondo che continua a parlare (e urlare) e ricordare in un mondo che dimentica (troppo facilmente).

Celebrare queste donne dall’interno verso l’esterno. Dalla loro essenza. Dalle loro ossa. Dalla loro anima.


Photo: Mary Blengino

Arrivederci, Bologna!

Se c’è una cosa che questo secondo capitolo mi ha insegnato è che Bologna non potrà mai essere raccontata fino in fondo…

Ci sono ancora tantissime straordinarie donne le cui storie meritano di essere ascoltate, tantissimi concerti a cui devo ancora assistere e tantissime conversazioni che spero un giorno possano trasformarsi in amicizie e chissà, magari in collaborazioni artistiche.

Questo e il precedente capitolo, quindi, non vogliono essere un ritratto esaustivo della comunità femminile musicale bolognese, ma semplicemente una fotografia di incontri che hanno reso questo viaggio così significativo per me.

Questa è l’essenza di Le Jazziste by Mary.

Ogni viaggio mi lascia con il desiderio di tornare. Non soltanto per continuare la mia ricerca sulle donne nel jazz, ma per continuare a costruire legami musicali, artistici e umani con le straordinarie donne che incontro lungo il cammino.

Perciò, è d’obbligo dire:

a prestissimo, mia cara Bologna!

Con gentilezza e swing, sempre.

Mary 🌹

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Su di me
Sono una cantante jazz, musicologa e ricercatrice innamorata della musica jazz in tutte le sue forme

Mi chiamo Maria Blengino, in arte Mary. Piemontese, sono una cantante jazz, musicologa e PhD Candidate in Jazz Research alla Kunst Uni Graz.
Amo la musica jazz a 360°, oltre ad appassionarmi alle vite di coloro che hanno fatto la Storia del Jazz. Particolarmente dedita a evidenziare la presenza femminile in questo genere musicale attraverso il canto e la scrittura, mi impegno per una sua maggiore considerazione e meritata celebrazione.

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