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Le Jazziste by Mary torna a parlare, una piccola voce per il cambiamento.

8 marzo – Giornata Internazionale della Donna

Ci sono momenti in cui anche i progetti nati dalle passioni più profonde sembrano perdere la propria voce.

Per qualche mese Le Jazziste by Mary è rimasto in silenzio. Non perché fosse finita l’ispirazione, né perché avessi smesso di credere nella sua missione. Al contrario. È stato proprio il peso di quella missione a farmi fermare.

Ogni volta che studiavo una nuova jazzista dimenticata dalla storia, ogni volta che leggevo l’ennesima testimonianza di discriminazione o riflettevo sulle sfide che ancora oggi molte donne affrontano nel mondo del jazz, mi ritrovavo a pormi la stessa domanda:

Può davvero un piccolo progetto fare la differenza?

È una domanda che, credo, accompagni chiunque decida di impegnarsi per cambiare qualcosa. Quando le disuguaglianze sembrano così radicate e i cambiamenti procedono con una lentezza quasi frustrante, è facile pensare che il proprio contributo sia troppo piccolo per avere un impatto.

Anch’io ho attraversato quel momento.

E’ colpa della famosa “sindrome dell’impostore”?

Uno degli aspetti meno raccontati della divulgazione “freelance” è che dietro ogni articolo o ogni post esiste una persona che, a volte, dubita di sé.

Durante questi mesi mi sono chiesta se fossi davvero la persona giusta per raccontare le storie delle jazziste. Se avessi abbastanza competenze. Abbastanza esperienza. Abbastanza autorevolezza.

La famosa imposter syndrome sa essere estremamente convincente!

Ti fa credere che qualcun altro saprebbe fare un lavoro migliore. Che quello che fai non sia abbastanza. Che la tua voce conti poco.

Poi, però, accade qualcosa.

Forse è stato semplicemente l’arrivo della primavera?

O forse è stato il ricordarmi perché questo progetto è nato.

Le Jazziste by Mary non è mai stato pensato come un progetto capace di cambiare il mondo da solo.

È nato perché, durante i miei studi universitari, il mio percorso di ricerca e la mia attività come cantante, continuavo a incontrare nomi straordinari che raramente trovavano spazio nei libri di storia, nei programmi di studio o nelle conversazioni sulla musica. Pianiste, compositrici, batteriste, arrangiatrici, sassofoniste, direttrici d’orchestra e cantanti che avevano contribuito in maniera decisiva allo sviluppo del jazz, ma che erano rimaste ai margini del racconto ufficiale.

Ogni nuova scoperta mi lasciava con la stessa sensazione:

Perché non ne parla quasi nessuno?

Così ho deciso di iniziare a farlo io, con un articolo alla volta, una biografia alla volta, un’interpretazione cantata alla volta, un ascolto consigliato alla volta, consapevole che ogni piccolo gesto costruisce qualcosa di importante.

Esiste un’immagine che mi accompagna spesso quando penso a questo progetto. Immagino un teatro completamente silenzioso. Improvvisamente, qualcuno inizia ad applaudire e all’inizio sembra quasi inutile… Un singolo battito di mani che si perde nello spazio…

Poi un’altra persona si unisce. Poi un’altra ancora. Fino a quando quell’unico applauso diventa il suono più forte della sala.

E forse il cambiamento funziona proprio così. Forse non nasce da un gesto straordinario, ma dalla somma di migliaia di gesti apparentemente invisibili.

Una studentessa che scopre per la prima volta che esiste una grande pianista jazz di cui nessuno le aveva mai parlato.

Una musicista che si sente finalmente rappresentata.

Un lettore che cambia prospettiva.

(Anche) questo è cambiamento.

Ed è proprio per questo che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ho deciso di riaprire le porte di Le Jazziste by Mary.

Per celebrare questo ritorno ho scelto di rendere omaggio a una delle voci più straordinarie della storia del jazz (nonché una delle mie preferite): Sarah Vaughan.

Non soltanto per la perfezione tecnica della sua voce – un’estensione impressionante, un controllo armonico fuori dal comune e una libertà improvvisativa che continua ancora oggi a stupire musicisti di tutto il mondo – ma anche per ciò che rappresenta.

Sarah Vaughan non ha semplicemente cantato il jazz. Ha ridefinito ciò che una cantante jazz poteva essere.

In un’epoca in cui alle vocalist veniva spesso attribuito un ruolo secondario rispetto agli strumentisti, Sarah dimostrò che la voce poteva possedere la stessa complessità armonica, lo stesso virtuosismo e la stessa profondità interpretativa di qualsiasi altro strumento.

Per questo motivo ho scelto di interpretare These Foolish Things (Strachey/Marvell, 1935), uno standard che nelle sue mani diventa un piccolo universo emotivo, in cui ogni nota sembra respirare e ogni frase racconta una storia.

Ma questo omaggio rappresenta anche qualcosa di molto personale.

Oltre a essere ricercatrice, sono una cantante jazz, e credo profondamente che uno dei modi più autentici per conoscere le musiciste che hanno costruito questo linguaggio sia entrare direttamente nella loro musica. Cantare le note che Sarah Vaughan ha trasformato in arte, confrontarmi con il suo fraseggio, con il suo senso del tempo e con la sua straordinaria profondità espressiva è stato, per me, un modo per dialogare con la sua eredità artistica.

Credo che ascoltare, studiare e interpretare siano tre gesti inseparabili. È proprio nell’incontro tra ricerca e pratica musicale che nasce Le Jazziste by Mary: un progetto che non vuole soltanto raccontare le jazziste, ma anche mantenerne viva la voce attraverso la performance.

🎥 Cliccando sull’immagine potete ascoltare la mia interpretazione di These Foolish Things, ispirata all’indimenticabile versione di Sarah Vaughan.

L’8 marzo è ogni giorno

La Giornata Internazionale della Donna rappresenta un’occasione importante per riflettere sulle conquiste raggiunte e sulle sfide ancora aperte. Ma il lavoro sulla rappresentazione non può esaurirsi in una ricorrenza.

Le storie delle jazziste meritano spazio ogni giorno dell’anno.

Meritano di entrare nelle aule universitarie, nei conservatori, nei festival, sui palchi, nei libri di storia, nelle playlist e nelle conversazioni quotidiane.

Perché il jazz non è stato costruito soltanto dagli uomini. È stato costruito anche da migliaia di donne straordinarie che hanno composto, diretto, improvvisato, insegnato, sperimentato e trasformato questa musica.

Molte di loro aspettano ancora di essere ascoltate…

Ed è proprio per questo che Le Jazziste by Mary continua, imperterrita, il suo viaggio.

Un capitolo dopo l’altro.

🌹 Consiglio d’ascolto

Sarah Vaughan – These Foolish Things

Se non avete ancora avuto l’occasione di immergervi nell’arte di Sarah Vaughan, questa interpretazione è uno dei punti di partenza più belli. Ascoltatela concentrandovi sul modo in cui plasma ogni frase, gioca con il tempo e trasforma uno standard conosciuto in qualcosa di completamente personale.

Perché il jazz, prima di tutto, è questo: trovare la propria voce!

Con gentilezza e swing, sempre. 🌹

Mary

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Su di me
Sono una cantante jazz, musicologa e ricercatrice innamorata della musica jazz in tutte le sue forme

Mi chiamo Maria Blengino, in arte Mary. Piemontese, sono una cantante jazz, musicologa e PhD Candidate in Jazz Research alla Kunst Uni Graz.
Amo la musica jazz a 360°, oltre ad appassionarmi alle vite di coloro che hanno fatto la Storia del Jazz. Particolarmente dedita a evidenziare la presenza femminile in questo genere musicale attraverso il canto e la scrittura, mi impegno per una sua maggiore considerazione e meritata celebrazione.

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