Chapter 19
From Florence to Lucca, following the women of jazz
Ci sono viaggi che iniziano con una destinazione precisa e altri che, quasi senza accorgersene, si trasformano in nuovi capitoli di una storia. E così, dopo aver seguito le tracce delle jazziste tra le vie di Parigi, eccomi di nuovo in Italia, nella mia prima casa. Questa volta, in Toscana!
Due viaggi e due città vicine: Firenze e Lucca. Due luoghi che raccontano, ciascuno a modo proprio, la bellezza di una regione in cui arte, storia e musica sembrano incontrarsi in ogni angolo.
E io, come sempre, con le orecchie e gli occhi ben aperti, pronta a scoprire nuove storie, nuove voci e nuove donne nel jazz.
Quindi… Le Jazziste by Mary goes to Tuscany!

C’è Firenze, con le sue strade, i suoi monumenti e la sua storia artistica, e poi Lucca, con le sue mura, le piazze e quel fascino raccolto che rende piacevole anche il semplice perdersi tra le sue viuzze.
Ma questa volta, a Lucca, avevo anche una ragione musicale molto speciale: seguire le orme di Lucca Jazz Donna. Una manifestazione che mette al centro proprio ciò che cerco di raccontare attraverso Le Jazziste by Mary: le donne che fanno jazz, le loro voci, i loro strumenti, le loro composizioni e i loro percorsi artistici.
🌹 Lucca Jazz Donna: il jazz raccontato dalle donne
Nato nel 2005 e promosso dal Circolo Lucca Jazz, Lucca Jazz Donna è un festival interamente dedicato ai talenti femminili del jazz, con l’obiettivo di valorizzare cantanti, compositrici, arrangiatrici e strumentiste, italiane e non. Nel 2026, alla sua ventiduesima edizione, il festival ha proposto quattro serate estive, dal 6 al 27 agosto, nel suggestivo chiostro di Santa Caterina al Real Collegio di Lucca, con concerti a ingresso gratuito. Una programmazione che attraversa linguaggi e tradizioni differenti, dalla ricerca vocale alle contaminazioni contemporanee, offrendo spazio a molteplici espressioni artistiche femminili [1].

Tre donne, tre universi musicali differenti ma legati da un filo rosso di seta
Il 27 agosto, nell’ultima serata della programmazione estiva, il palco del Real Collegio ha accolto tre progetti guidati da altrettante musiciste.
Giulia Vazzoler, cantante e pianista, ha aperto la serata con Per Elisa, un progetto che intreccia musica e divulgazione culturale attraverso reinterpretazioni contemporanee di compositori della tradizione classica, tra cui Beethoven, Chopin, Debussy e Schumann. È interessante che un festival di jazz abbia invitato una pianista classica; lo stesso commento è stato rivolto al pubblico proprio dalla prima protagonista della serata, stupita dell’invito… Probabilmente perché il jazz è il genere per eccellenza, capace di superare se stesso e di offrire a ogni personalità artistica l’opportunità di esprimere il proprio sé.
A seguire, Martina Lupi ha presentato Dannate salvatrici, accompagnata da Manuel Petti alla fisarmonica e al pianoforte e da Mattia Lotini alla chitarra. Un progetto discografico che esplora le molteplici sfaccettature dell’identità femminile, lavorando con i suoi antichi archetipi, cercando di andare oltre gli stereotipi che abitano, ancora, ahinoi, il nostro quotidiano.
Infine, Lucia Filaci, cantante, compositrice e autrice, ha portato sul palco A due voci, insieme al sassofonista Vittorio Cuculo e al loro quintetto [2].
Tre artiste e i loro tre modi diversi di abitare la musica. Che meraviglia! Ed è proprio sull’ultima di queste tre donne che vorrei soffermarmi.
🎤 Lucia Filaci – A due voci

Lucia Filaci è una cantante e compositrice il cui percorso musicale nasce dalla formazione classica e lirica, per poi svilupparsi attraverso il jazz, l’improvvisazione e la scrittura originale.
Un cammino artistico in cui la voce non è soltanto uno strumento per interpretare melodie e parole, ma diventa essa stessa uno strumento di ricerca, capace di dialogare con gli altri strumenti e di muoversi liberamente tra linguaggi differenti.
Nella sua ricerca vocale convivono l’attenzione alla tecnica, l’amore per lo scat, il linguaggio del bebop e dell’hard bop e il desiderio di scrivere musica attraverso testi originali in italiano [3].
Ed è proprio da questo desiderio di sperimentazione e dialogo che nasce A due voci, il progetto condiviso con il sassofonista e compositore Vittorio Cuculo.
Sul palco di Lucca, insieme a loro:
- Giuseppe Sacchi, pianoforte e tastiere
- Giordano Panizza, contrabbasso e basso elettrico
- Gianmarco De Nisi, batteria
Un quintetto in cui la voce e il sassofono diventano complici di una conversazione musicale, sostenuti da un ensemble che partecipa attivamente alla costruzione del suono [2][3]. Ecco, qui la voce supera ogni barriera: non è la tipica voce jazzistica che si esprime per la maggior parte attraverso un testo dal sapore più pop, ma è uno strumento protagonista, alla pari di un sassofono, di una tromba o di un clarinetto.

🎧 A due voci: quando la musica diventa dialogo
Pubblicato il 28 novembre 2025 per Alfa Music, A due voci nasce dall’incontro artistico tra Lucia Filaci e Vittorio Cuculo, già vincitori della categoria jazz di LAZIOsound 2025.
Un disco che mette al centro un concetto tanto semplice quanto fondamentale nella musica jazz: l’ascolto reciproco.
La voce non si limita a cantare sopra il sassofono, così come il sassofono non si limita ad accompagnare la voce.
I due strumenti si cercano, si rispondono, si sostengono e si lasciano spazio, costruendo un dialogo in cui ciascuno mantiene la propria identità.
È interessante come questo principio attraversi anche la scrittura del disco: composizioni originali, testi in italiano, improvvisazione, riferimenti alla tradizione jazzistica e aperture verso sonorità contemporanee, pop ed elettroniche [4].
Il percorso dell’album si sviluppa infatti da atmosfere prevalentemente acustiche verso una dimensione sonora sempre più sperimentale.
In Che confusione emergono sfumature elettroniche, mentre nel brano conclusivo, Mi metto nella musica, voce, sassofono ed elettronica si intrecciano in una ricerca timbrica particolarmente audace [4].
Ma ciò che trovo più interessante è l’idea stessa che sostiene il progetto.
In un’intervista a Musica Jazz, Lucia e Vittorio raccontano come il loro lavoro sia nato dalla volontà di costruire un dialogo autentico e paritario tra due strumenti solisti.
Ascoltare, proporre, rispondere. Lasciare spazio e, allo stesso tempo, trovare il coraggio di occuparlo.
Un equilibrio in continuo movimento [3].
E forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del jazz: la possibilità di costruire qualcosa insieme, senza rinunciare alla propria voce, unica e irripetibile.
Questo incontro tra voci paritarie è ciò che il jazz ha fondato alle sue origini, ciò che il suo manifesto non scritto ha sancito: “la voce si deve fare strumento e lo strumento si deve fare voce“.
Perché quest’idea è svanita? Perché la voce nel jazz è spesso considerata bisognosa di “accompagnamento”, mentre il sassofono o qualsiasi altro strumento tradizionale è considerato parte integrante del tappeto sonoro del gruppo?
Ho visto che Lucia ha superato completamente questa barriera dell’“accompagnamento”: non c’erano più divisione, gerarchia o distanza, nemmeno quella spaziale, sul palco. Era un’amalgama vellutata come una crema.
Finalmente!
È questo, per me, il significato più profondo del fare jazz. E la mia speranza è che esso sia abbracciato anche dalle nuove generazioni, fortunate e con più modelli positivi da seguire, con l’obiettivo di superare quel divario tra cantanti e strumentisti che, ahimè, è ancora vivo e alimenta stereotipi errati e di parte.
🌹 Mary recommends…
A due voci — Lucia Filaci & Vittorio Cuculo (2025)
Vi consiglio di esplorare l’intero album, ma in particolare tre brani:
Fra ragione e sentimento, il primo singolo estratto dal disco, in cui il linguaggio jazzistico incontra le suggestioni della canzone italiana.
Notte, una ballad che Lucia ha dedicato a Vittorio, suo compagno anche nella vita: un brano che nasce da un legame personale e dal desiderio di tradurre in musica un’esperienza di intimità e condivisione.
Mi metto nella musica, il brano conclusivo, che apre la ricerca del quintetto verso sonorità elettroniche e nuove possibilità espressive [3][4].
Da Firenze a Lucca, ancora una volta, il viaggio è diventato un’occasione per scoprire nuove prospettive musicali.
E Lucca Jazz Donna, mi ha offerto un esempio di come un festival possa mettere al centro la creatività femminile, non soltanto attraverso la presenza delle donne sul palco, ma dando finalmente intero spazio alle loro idee, alle loro composizioni e ai loro progetti artistici.
Perché è proprio da qui che nasce Le Jazziste by Mary.
Dal desiderio di cercare, ascoltare e raccontare le donne che contribuiscono a rendere il jazz una musica viva, in continua trasformazione.
Un viaggio che continua… una (o più) jazzista alla volta.
Buon ascolto!
From jazz (and Tuscany) with love,
🌹 Mary xx
Fonti e approfondimenti
[1] Lucca Jazz Donna
[2] Lucca Jazz Donna — Programma ufficiale
[3] Musica Jazz — «A due voci». Intervista a Lucia Filaci e Vittorio Cuculo
[4] RaiNews — «A due voci», il nuovo disco di Lucia Filaci & Vittorio Cuculo
*Foto (tranne il ritratto di Lucia Filaci) di Mary Blengino